Abruzzo cuore verde

Abruzzo Regione Verde d’Europa.

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 Con questo slogan è nata “la fortuna”, alla fine degli anni ’80, di una regione come l’Abruzzo, che trasformava così la desolazione delle zone interne in natura incontaminata, protetta, da far crescere e sviluppare turisticamente.

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 L’idea geniale del Parco Nazionale D’Abruzzo e della sua esperienza, era di tenere insieme tre elementi importanti: protezione, eco sviluppo e consenso. In armonia tra di loro perché, come un triangolo equilatero, accorciando o allungando uno qualsiasi dei lati si rischia di vanificare ogni sforzo. Dopo anni di sacrificio e di perseveranza, gli abitanti del Parco Nazionale hanno compreso che la ricchezza per loro più importante risiede proprio nel patrimonio naturale, boschivo e faunistico e che la sua conservazione, compatibile con il turismo e con le “umane” attività, è l’unica arma per incrementarla  e potenziarla. Il parco protegge ma non può organizzare, inventare, non può  essere      “il manager verde necessario” in territori spesso senza cultura di impresa e perfino scettici sulle possibilità concrete derivanti da un turismo intelligente e selettivo. Ed è proprio in questo settore su cui intervenire: accrescere la cultura dell’ambiente (non solo dal punto di vista della natura da proteggere) e soprattutto, aumentare i risultati pratici e quindi economici. Tutto questo rende chiara la soluzione possibile: la salvaguardia  del territorio come vero e proprio patrimonio complessivo.

 Affinché si produca reddito, i patrimoni non possono essere sfruttati e gettati via, ma amati, preservati e protetti.

 La soddisfazione dei turisti è l’obbiettivo  primario, natura, arte cultura, enogastronomia di qualità mare e montagne, parchi e riserve.

 

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 Un  patrimonio che molti ci invidiano e con un potenziale enorme.

 Una strategia di comunicazione mira al raggiungimento di ambiziosi obiettivi attraverso iniziative e messaggi nuovi:               “Vivi lo sport, vieni in Abruzzo“ e’ l’invito che facciamo ai nostri turisti/consumatori connotandoci come una regione giovane, tutta da godere. Determinati investimenti, con l’intento di ottimizzare  le risorse, si sono avute nello sport, scelto come mezzo per veicolare una nuova immagine, anche in considerazione della dimostrata propensione dei consumatori verso  un cotesto che si offre.   

 

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Lo sport da vivere in Abruzzo (equitazione, golf, free climbing, trekking, sci, eccetera) porta presenze estendibili a tutte le attività che muovono l’economia della nostra regione, ancora, gli eventi turistici di grande rilevanza aiuteranno gli operatori a perfezionare la ricettività e le infrastrutture necessarie per una migliore accoglienza possibile.

 

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Chiunque  varchi i confini del territorio abruzzese non può fare a meno di notare la straordinaria eterogeneità dei  paesaggi,  che appaiono al suo cospetto: le morbide colline che improvvisamente si spezzano in dirupi scoscesi o le ripide pareti montane che terminano in inattesi prati sommitali potrebbero sembrare lo strano scherzo di un artista eccentrico; ma a restituire la peculiare morfologia di questa terra e’ stato il combinarsi di molteplici fattori nel corso di milioni di anni.

 

Terribili fenomeni orogenetici, terremoti che colpiscono la catena appenninica: le zolle che compongono la crosta terrestre, nel loro lento spostamento, creano pressioni in grado di piegare e spezzare i materiali di cui sono costituite dando vita allo sprofondamento o al sollevamento delle enormi masse rocciose che possono formare le catene montuose. Questo processo, iniziato probabilmente nel mesozoico, quando parte del territorio che conosciamo era ancora sommerso, circa duecento milioni di anni fa, ebbe il suo culmine verosimilmente durante l’era cenozoica, circa venticinque milioni di anni or sono, quando le forze interne alla crosta terrestre diedero vita all’orogenesi appenninica, elevando in questo punto le masse calcaree fino a chilometri d’altezza; sono infatti in Abruzzo le montagne più alte della catena che taglia longitudinalmente l’Italia. Questo terreno fresco e ben drenato, complice il clima temperato umido con inverni non troppo rigidi e senza gelate estive, si è coperto di un mantello composto da circa duemila specie vegetali, ed e’ stato in grado di offrire, a beneficio della biodiversità, vari ecosistemi grazie all’altezza delle sue montagne. L’occhio dell’osservatore può capire il risultato delle forze che pazientemente la natura ha esercitato nel corso di un tempo infinito guardando il mare dai pendii della Maiella, o percorrendo i due versanti del Sirente, tanto scoscesi a nord-est quanto lenti a degradare verso sud-ovest, oppure penetrando nelle caverne delle grotte di Stiffe o, ancora, ammirando la maestosità del Gran Sasso dagli altipiani di Campo Imperatore, e la bellezza cristallina delle cascate che d’inverno si trasformano in colonne di ghiaccio sui monti della Laga

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Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, primo parco italiano, rappresenta una delle rare zone dell’Europa occidentale dove e’ ancora possibile imbattersi in animali come L’oso marsicano, il camoscio d’Abruzzo e il lupo. Il Parco ha saputo coniugare la conservazione dell’ambiente naturale con lo sviluppo socioeconomico delle comunità locali, ed e’ diventato un modello per molte aree protette all’inizio delle attività.   

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Numerosi musei, orti botanici, aree faunistiche centri visita, rete sentieristica e altre infrastrutture esistenti, hanno rivitalizzato i piccoli centri storici del Parco.

Tra le strutture e i servizi del Parco si ricordano: il centro direzionale con l’annesso Museo naturalistico di Pescasseroli, il centro operativo di servizio a Villetta Barrea, il gruppo specializzato di guide interpreti del servizio Educazione dell’Ente Parco, il settore commerciale. A livello socioeconomico, il Parco Nazionale, sperimentando la visita culturale e orienta e sviluppando l’ecoturismo, ha dimostrato che la conservazione della natura, in una moderna area protetta, porta notevoli benefici anche economici, sia in termini di reddito che di occupazione. Nel Parco, tra i più antichi d’Italia, si concentrano gli ambienti wilderness più ricchi di biodiversità del Mediterraneo. Verdi Pendici digradanti e dirupate, zone alpestri, valli carsiche e catene montuose tondeggianti la cui altitudine supera appena poco i 2.000 metri sul livello del mare, sono zone suggestive che abbondano nel Parco Nazionale d’ Abruzzo, Lazio e Molise, l’oasi naturale più importante dell’Appennino. 49.680 ettari, più 60.000 di protezione esterna nel cuore dell’Italia centrale, a cavallo tra Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco è a buon diritto da considerarsi tra le aree protette italiane, più all’avanguardia in campo internazionale.

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L’orso bruno marsicano con una popolazione valutabile in 50-60 individui, il raro camoscio d’Abruzzo , che e’ tornato a moltiplicarsi sull’Appennino ,Il lupo appennino,  lupo cerviero o lince, cervi caprioli gatti selvatici, la martora, la volpe, l’arvicola delle nevi,l’arvicola terrestre e rosata, l’aquila reale, il falco pellegrino, le poiane, gufi reali, ed il raro picchio dal dorso bianco, una trentina di specie anfibi e rettili e tantissimi  altri organismi che rendono una fauna preziosa ed eccezionale, una flora meritevole con oltre 2.100 specie. La morfologia dell’ambiente montano è variamente  caratterizzata dai passati fenomeni di glacialismo e dal carsismo. Si tratta di rocce di natura calcarea, formatosi, durante l’era mesozoica e del terziario antico. Le vette che spiccano nelle tre catene montuose del Parco sono: M. Pretoso 2249 metri, M. Marsicano 2245 metri, M. Greco 2285 metri e M. Meta 2242 metri. Nel mezzo del Parco scorre il fiume Sangro che riceve le acque di vari torrenti. Altri fiumi: il Melfa, il Giovenco, il Volturno. Lo scioglimento delle nevi è all’origine dell’esistenza di bacini d’altitudine come il lago Vivo. Valloni  e valli solcati dalle acque, con una verde e fitta vegetazione.

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Un aspetto valorizzante del territorio è  la moltitudine di elementi qualitativamente ottimi che troviamo e che ci danno una cartolina della zona in esame con antiche e tipiche varietà abruzzesi.

          

-         Anversa…….. VIOLINI DEL SAGITTARIO

-         Atri………………PECORINO

-         Beffi……………LEGUMI

-         Bisenti………..VINO MONTONICO

-         Campli……….PORCHETTA

-         Campotosto…..MORTADELLE

-         Capitignano…..PASTINACA

-         Carsoli…..TARTUFI

-         Cascina…..SOLINA

-         Casoli…..OLIO

-         Castel del Monte…..MARCETTO

-         Castel di Sangro…..MUCCA SAVIA

-         Castel  Frentano….. BOCCONOTTI

-         Castel  Calvisio…..CICERCHIE

-         Castiglione a Casauria….MOSCATELLO

-         Chieti…..TORRONE DI FICHI

-         Civitella del Tronto…..CEPPE

-         Controguerra…..VINO

-         Corvara…..FARRO

-         Crognaleto…..VENTRICINA

-         Cupello…..CARCIOFI

-         Elice…..CACIOTTA

-         Fagnano….TARTUFI

-         Fara  Filiorum Petri…..CACIOTTA

-         Fara San Martino…..PASTA

-         Farindola….. PECORINO

-         Fucino….. ORTAGGI

-         Gagliano Aterno….. LEGUMI

-         Grisciano….. FAGIOLI

-         Guardiagrele…..MIELE

-         Guilmi….. SALSICCIOTTO

-         Lanciano….. OLIO

-         L’Aquila….. FEGATO DOLCE

-         Loreto Aprutino….OLIO

-         Miglianico….VINO

-         Montereale….MELA ROSCETTA

-         Montone…..PECORINO

-         Moscufo…..OLIO

-         Navelli…..ZAFFERANO

-         Ortona…..FEGATAZZO

-         Paganica…..FAGIOLI

-         Penne….. OLIO

-         Perano….FARRO

-         Pescara…..PARROZZO

-         Pescocostanzo…..CACIOCAVALLO

-         Pianella…..OLIO

-         Pizzoli….. PECORINO

-         Prata d’Ansidonia…..ZAFFERANO

-         Raiano….CILIEGE

-         Rivisondoli….SCAMORZE

-         Roccaspinalveti…..VENTRICINA

-         San Benedetto in Perillis….SCALOGNO

-         San Demetrio ne’ Vestini……PANE

-         Scanno….GIUNCATA

-         S. Stefano di Sessanio….LENTICCHIE

-         Sulmona….AGLIO ROSSO

-         Teramo….VIRTU’

-         Tollo….VINO

-         Torano….FARRO

-         Valle Castellana….FARRO GRANDE

-         Valle Roveto….OLIO

-         Vasto….SCAPECE

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-         L’aspetto territoriale dell’Abruzzo presenta nell’organizzazione attuale del suo paesaggio agrario vaste aree di alta collina e montagna, coltivate con un’agricoltura di mera sussistenza o addirittura in abbandono da diversi decenni, fenomeno comune a molte regioni italiane ed europee che risulta particolarmente sentito nella nostra regione, caratterizzata da un naturale isolamento geografico, con presenza di numerosi complessi montuosi, intramezzati da conche e altopiani, che hanno giocato un ruolo decisivo nella selezione di forme colturali a diffusione prettamente locale.

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-         Cereali e leguminose

-         Gli alberi da frutta

-         La vite

-         Gli ulivi

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Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si estende per 148.935 ettari, comprendendo due dei più imponenti massicci montuosi dell’Appennino. Il Parco interessa tre regioni: Abruzzo, Lazio e Marche e cinque provincie: Ascoli Piceno, L’Aquila, Pescara, Rieti, Teramo. Il Gran Sasso D’Italia, conosciuto dai Romani nell’antichità’ come Fiscellus mons e scalato per la prima volta nell’agosto del 1573 dal capitano bolognese Francesco De Marchi. Il massiccio calcareo più imponente e suggestivo dell’Appennino, con i Monti della Laga dove i valori ambientali e naturalistici sono notevoli, e’ stato inserito nella lista dei parchi nazionali. Il gruppo del Gran Sasso è formato da due catene parallele. Quella più alta segue la linea della costa adriatica, con un andamento arcuato verso est, fino al valico di Forca di Penne. Dal Corno Grande 2912 metri, la cresta meridionale si abbassa fino al vado di Corno 1924 metri, per continuare con un crinale ricco di vette importanti come il M. Brancastello 2385 metri, il M. Prena 2561 metri e il Monte Camicia 2570 metri. Dall’altra parte, verso sud-ovest, il M.Corvo 2623 metri, il Pizzo Intemsoli 646  il Cono Piccolo 2655 metri,  sovrastando alcune valli suggestive come Val Chiarino e la Val Maone. L’altra catena, più piccola, è spostata ad occidente. Le sue montagne sono il M. San Franco 2132 metri, il M. Portella 2388 metri, il M. Scindarella 2233 metri, ed il M. Bolza 1904 metri. I monti della Laga si uniscono al Gran Sasso nel Passo delle Capannelle 1299 metri. Le vette più alte sono il M. della Laghetta 2369 metri, il M. Gorzano 2458 metri e il Pizzo di Sevo 2421 metri. Il Parco può vantare alcune caratteristiche uniche che lo rendono speciali. Dal più meridionale dei ghiacciai europei: il piccolo Calderone, protetto da un anfiteatro di pareti strapiombanti e guglie verticali, attualmente in forte regressione a causa dei cambiamenti climatici con l’aumento della temperatura estiva, al Monte Camicia, dove, ad una quota di 2080 metri, si trova la risorgenza attiva più elevata dell’Appennino : Fonte Grotta.

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-         Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga conserva un patrimonio vegetale e faunistico di notevole valore, la ricchezza delle specie si manifesta con la presenza di numerosi elementi a distribuzione paleartica, europea ed euroasiatica. Le foreste sono estese fino ad un’altitudine di 1800 metri nei versanti orientali e settentrionale, con una presenza capillare di faggi o Fagus sylvatica.

La fauna del Parco appare molto ricca e varia anche dopo recenti operazioni di reintroduzione, di alcune specie scomparse. Il camoscio d’Abruzzo è tornato prima sulle montagne più alte del versante meridionale, poi lentamente sugli altri crinali e sulle vette  più alte. L’Operazione Camoscio avviata dal Parco Nazionale D’Abruzzo e dal WWF Italia, in collaborazione con la cooperativa COGECSTRE di Penne, è gestito dall’attuale Ente Parco che ha individuato il camoscio stesso come marchio del Parco.  Nel Polo scientifico di Farindola, l’Ente Parco ha realizzato il Museo del camoscio appenninico. Si tratta di un’iniziativa unica in Europa. Nel museo si è cercato di armonizzare il classico museo di zoologia costruito da reperti scheletrici ed animali imbalsamati, con le moderne tecniche museali che fanno ricorso alla grafica, all’informatica, ai preziosi diorami e ad originali soluzioni ludiche per i più giovani. ione ripariale: pioppi, salici, tigli, frassini, ornielli.

-         A circa 30 km dalla costa, nella parte sudorientale della Regione Abruzzo, al centro dell’Appennino, si erge la montagna tra le montagne che delimita il confine degli austeri paesaggi dell’Abruzzo interno e le dolci colline che digradano verso il Mar Adriatico: la Majella.

Ampio e compatto, il massiccio calcareo della montagna madre degli abruzzesi, condensa ed unisce in un legame profondo ed indissolubile la propria straordinaria natura, selvaggia e prorompente (la cima più alta, il M. Amaro, con i suoi 2793 metri e’ la seconda vette dell’Appennino, dopo il Corno Grande, 2912 metri, del Gran Sasso d’Italia), la medesima identità di montagna amata, sfruttata, cercata ed in fine protetta dall’uomo che da millenni, ormai, ha legato la propria identità culturale e biologica ai suoi aspri paesaggi fino a giungere all’istituzione di un Parco Nazionale. Le strutture del Parco sono localizzate a Guardiagrele con la sede dell’Ente, con un Ufficio di Piano a Campo di Giove. I centri di visita sono invece dislocati a Bolognano, Caramanico Terme, Fara San Martino, Lama dei Peligni e Rapino. Da un punto di vista geografico, la montagna della Majella è situata tra la valle del fiume Pescara a nord e quella del Sangro a sud, la piana di Sulmona ad ovest ed il piano alto-collinare del versante chietino ad est. Il massiccio principale, con vette che superano i 2500 metri, garantisce, ai protagonisti presenti nel territorio, fascinosi scenari, corridoi naturali di spostamento in garanzia della biodiversità genetica.

IL massiccio montuoso della Majella, ricco di numerose caratteristiche ambientali, quali canyon con dislivelli di oltre 2000 metri, così nella Valle dell’Orfento e nella Valle dell’Orta in un alveo sempre più profondo man mano che scende, come nei vasti pianori altitudinali (la Valle di Femmina Morta lunga oltre 5 km), è stato da sempre considerato una montagna sacra alla civiltà umana.

La  flora del Parco rappresenta il 15% delle specie europee e circa il 30% della flora italiana.

La fauna include un repertorio di specie appenniniche importanti, dal lupo appenninico all’orso bruno marsicano e l’aquila reale. L’integrità’ della Majella, insieme i suoi elevati valori dei luoghi, si sono conservati nel tempo essenzialmente per fattori morfologici legati alla vastità e soprattutto alla difficile accessibilità del massiccio.

-         Potrebbe sembrare strano che, in una provincia vicina al mare, si possa praticare lo sport dell’arrampicata. Qui vi è la maggiore concentrazione di luoghi d’arrampicata dell’intera penisola italiana. Ben otto grandi falesie con una dotazione di circa 300 vie di roccia perfettamente attrezzate.

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Roccamorice alle falde della Maiella,  Carpineto della Nora,  Corvara,  Pescosansonesco, Farindola, Montabello di Bertona, Villa Celiera  e Caramanico. Placche, strapiombi, diedri, fessure, su pareti calcaree di difficoltà variabile, ci danno un  panorama di vie che si adattano a una arrampicata sportiva moderna e atletica.

Penne con una palestra artificiale, all’interno del palazzetto sportivo, si mostra in vetrina con una parete artificiale, per l’arrampicata che sviluppa più di 250 metri quadrati. Unico centro nell’Italia centrale per la sua grandezza, per la sua rappresentatività nella compagine internazionale, ospitando gare di livello europeo e mondiale.

 

 

-         La valorizzazione dei beni culturali rappresenta per la Regione Abruzzo una strategia ed un obbiettivo perseguibili ai fini di una importante politica di promozione del patrimonio regionale: Numerose sono le iniziative promosse dagli assessorati, per comunicare e diffondere i beni culturali dell’Abruzzo: grandi mostre e workshop, convegni e pubblicazioni e l’istituzione dell’importante Centro Regionale Beni Culturali di Sulmona, struttura preposta alla catalogazione e alla promozione dell’intero patrimonio. L’Abruzzo è essenzialmente la terra delle antiche civiltà, ricca di testimonianze, dei segni tangibili sul terreno che rendono nobile la mente e nutrono lo spirito del visitatore assetato di cultura, che trova grosse forme in innesto nei dati più caratterizzanti delle potenzialità del territorio: musei specialistici e siti archeologici, collezioni di straordinario pregio artistico e monumenti storici, opere d’arte e d’ingegno rendono unico il patrimonio della nostra regione.

 

Per le caratteristiche peculiari della sua storia e della sua geografia, caratterizzate da una scarsa pressione demografica e da un marcato isolamento, l’Abruzzo odierno conserva inalterato gran parte del suo territorio: per questo motivo i siti archeologici delle regione vivono in un ambiente naturale, molto simile a quello antico e conservano intatte le proprie peculiarità.

Ciò vale essenzialmente per gli insediamenti abbandonati nel corso del tempo e che non hanno avuto una continuità nell’epoca medievale e moderna. Riportati alla luce con le campagne di scavo effettuate nell’ultimo secolo, hanno restituito testimonianze straordinarie della gloria dell’Abruzzo antico: Alba Fucens, Juvanum, Peltuinum, Amiternum, Corfinum, il santuario di Ercole Curino, sono sicuramente gli esempi più eclatanti, noti al grande pubblico e agli studiosi, ma il patrimonio archeologico abruzzese, celato tra le abitazioni moderne delle città più grandi come Teramo, l’antica Interamnia Praetutiorum, Chieti, il municipio romano Teate Marrucinorum, Vasto, l’antica Histonium, porto dei Frantani, offre ugualmente una visione suggestiva del passato. Dalla preistoria, all’età’ del bronzo, all’età del ferro, al periodo italico, l’Abruzzo consente, attraverso le sue testimonianze archeologiche di effettuare un excursus che abbraccia secoli e secoli di civiltà. Così dagli insediamenti paleolitici di Valle Giumentina, alle pitture rupestri di Pacentro, alle necropoli di Campovalano e Celano, alla ben nota necropoli di fossa, definita la Stonehenge dell’Italia- oltre seicento tombe delimitate da un circolo di pietre, ricche di corredo funerario caratterizzato dai  letti funebri in osso, la cui produzione sembra essere una peculiarità dell’Abruzzo- agli insediamenti in grotta…. Più di qualche motivo dunque per fermarsi in Abruzzo e godere del suo passato, delle tracce intriganti e non scontate di un antico splendore.

Dividendo la provincia in due grandi aree, quella vestina e in parte aprutina, su cui svolge la sua influenza il massiccio del Gran Sasso e quella della valle del Pescara, questa zona, partendo dalle Gole dei Tremonti di Popoli, costituisce una naturale via fino al mare, al quale giunge insieme all’omonimo fiume, mentre le propagini montagnose che la fiancheggiano declinano in colline sempre più dolci e coperte di vigneti e oliveti.

 Tra un itinerario che si sviluppa in antiche cittadine, dell’antica terra dei Vestini, un popolo italico alleato dei Sanniti nella Lega italica e poi dei Romani, ricche di storia in una terra dove si producono olio sopraffino e pregiatissimi vini e venti chilometri di costa diritta, di ampie spiagge sabbiose, di fondali bassi, tre centri turistici, diverse per dimensioni e caratteristiche, fanno del litorale della provincia di Pescara uno dei meglio attrezzati dell’Adriatico centrale. Attraversata da due fiumi, il Saline e la Pescara,  la costa pescarese vanta una ricettività alberghiera di prim’ordine che va estendendosi a forme nuova di turismo.

Due porti, uno commerciale, ittico e per il traffico passeggeri, l’altro turistico che oggi rappresenta un riferimento qualificato per la navigazione.

 

 

 

                                                                                                                                                                     DI QUINZIO PAOLO 

 

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Domenica, 05. Settembre 2010.

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